L’Utopia dell’Ummita’, di Antonio Pappalardo

A Lampedusa la presentazione de “L’Utopia dell’Ummita”

«Nulla è accaduto, nella storia dell’uomo, che non sia stato voluto o pilotato da congreghe capaci di incidere sui fatti storici».

Questo, in sintesi, lo spirito dell’inquietante romanzo “L’utopia dell’Ummita”, edito da Morrone Editore di Siracusa, che il prossimo 14 settembre Vittorio Sgarbi presenterà in anteprima nazionale a Lampedusa, con Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Andrea Purgatori, giornalista del Corriere della Sera, Pietro Busetta, ordinario di Statistica economica all’Università di Palermo, Corrado Di Pietro, poeta e scrittore, Pino Aprile, giornalista e scrittore, Bernardino De Rubeis, sindaco di Lampedusa, Gaetano Armao, assessore Regionale.

L’autore, Walet Humm, per la trascrizione e la cura del romanzo, si serve di Antonio Pappalardo, al quale consegna il canovaccio di una storia incredibile. utto entrerebbe nella normalità, se non fosse che Walet è un viaggiatore che viene dal pianeta Ummo, distante 14 anni luce dalla terra, e Antonio Pappalardo è un alto funzionario dello Stato.

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G.Pino

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Appuntamento, dunque, a Lampedusa, piazza Castello, 14 settembre 2010, ore 19.

C’era una volta il rispetto per le Forze di Polizia!

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G.Pino

Cossiga-Pappalardo “Fu vera gloria?”

Fu vera gloria?
Avrebbe scritto così Manzoni alla morte di Francesco Cossiga, oppure non avrebbe scomodato i posteri per l’ardua sentenza per un personaggio che di certo non era all’altezza di Napoleone Bonaparte? Il Capo dello Stato ha detto che è stato un grande statista. E “nui” come scrisse Manzoni “chiniam la fronte”. Ma con l’occhio vigile alle cose che ci accadono intorno. Un fatto ci colpisce subito: come mai tanto clamore intorno alla sua morte? Non ricordo che accadde qualcosa di analogo per Pertini, che di certo era molto più amato di lui dal popolo italiano e che di certo più di lui, non solo per il coraggio dimostrato durante la prigionia nelle carceri fasciste, ha lasciato maggiore impronta.
Perché tanto clamore? Perché lo Stato, oggi gravemente in crisi per i violenti contrasti istituzionali e per la precaria situazione economica e politica, ha bisogno di aggrapparsi a qualche simbolo. E a qualcuno non è parso vero di gonfiare un evento, che nemmeno Cossiga ha chiesto che fosse pompato. E, invece, lui, che non avrebbe voluto, alla fine alla sua morte è stato strumentalizzato, con diversi pinco pallino che hanno sparato le loro quattro insulse parole (per non dire altro per rispetto al morto) per apparire oppure per fare celati riferimenti ad amici ed avversari politici. Accade sempre così: muore uno e subito la politica ne approfitta.
Ho conosciuto il Presidente da capo del COCER dei Carabinieri. E fu subito simpatia. Addirittura sostenne la mia candidatura nel PSI di Craxi, che poi alla fine (a quanto pare non aveva quell’autonomia di giudizio che tanti gli hanno attribuito) su pressione di un Comandante Generale non ha accolto il suo invito. Nonostante ciò venni candidato nel PSDI ed eletto deputato. Mi accolse subito al Quirinale e mi diede uno schiaffo di incoraggiamento. Ho ancora le sue dita sulla faccia. Non lo rividi per parecchio tempo. Lo incontrai, mio malgrado, quando mi scontrai con D’Alema, che da capo del Governo dimenticò di essere un uomo di sinistra, vicino ai lavoratori, anche poliziotti. E mi etichettò come un golpista, solo perché avevo osato criticarlo. Dal punto di vista politico, D’Alema in quella circostanza dimostrò tutta la sua carenza di visione strategica degli avvenimenti che sarebbero poi accaduti all’interno delle Forze Armate. Cossiga, per fargli un piacere dato che lui non era in grado di sostenere il mio sguardo, mi convinse a dimettermi da Presidente del COCER perché, avendo avuto notizie sbagliate sul mio conto e sul mio documento (seppi dopo che non l’aveva nemmeno letto), con la mia ulteriore permanenza nell’incarico i nemici dell’Arma, essendo da poco stata approvata la legge di riordino dei Carabinieri, si sarebbero vendicati nella fase dei decreti attuativi.
Ebbe torto. Avevo ragione io e i magistrati archiviarono quella accuse contro di me ritenendole assurde e ridicole.
Ho pregato in questi giorni che non morisse. Avrei voluto, un domani se la buona sorte mi avesse fatto rientrare in Parlamento, affrontarlo a viso aperto e dirgli in faccia il grave errore che aveva commesso, andando appresso ad un ex comunista, che come un prete spretato non ha più una propria dignità, nel suo caso, politica.
Sapendo che stava morendo gli ho inviato una lettera, chiedendogli un giudizio su quella vicenda che non aveva ben valutato.
Ha scritto quattro lettere, alle massime Autorità dello Stato. Non so se ha risposto a me. Sono, però, certo, conoscendolo, che ci avrà meditato sopra e parecchio e in cuor suo avrà sofferto. Da buon sardo galantuomo e da buon cristiano, qual’era.
Antonio Pappalardo

Francesco Cossiga “Il Gladiatore”

COSSIGA: LA STORIA DI FRANCESCO, ‘GLADIATORE’ E OMONIMO DEL PRESIDENTE (SERVIZIO)

Roma, 17 ago - A legarli e’ uno strano destino di omonimie. Le loro strade si sono incrociate e a volte sfiorate, in occasioni e ambiti svariati. Dalla semplice coincidenza dei nomi alla vicenda di Gladio. Ma tra loro non e’ mai scoccata la scintilla. Non si sono mai presentati formalmente, non hanno mai approfondito in una conoscenza questo loro destino.

Francesco Cossiga, preside settantacinquenne in pensione di Sassari, originario ”come tutti i Cossiga” da localita’ Chiaramonti, non lontano dal paese di Cherenule, dove il presidente emerito della Repubblica scomparso oggi a Roma pare abbia chiesto che vengano svolti i suoi funerali, alla fine si e’ visto una volta soltanto con il senatore a vita, nel 1975. Ma non fu un’occasione particolare. ”Anzi, se qualcosa da ricordare c’e’ e’ che allora Cossiga non si soffermo’ neppure un momento con me, non mi diede alcuna soddisfazione, nonostante le mie aspettative ed io, offeso di questo, me ne andai…” ammette oggi Francesco Cossiga.

Il suo nome richiamo’ l’attenzione delle cronache a meta’ degli anni ‘80, quanto il giudice Ionta di Sassari lo convoco’ e interrogo’ insieme ad altri in quanto il suo nome figurava tra quelli dei gladiatori, gli aderenti a Gladio.

”Era un’istituzione necessaria per quell’epoca - ricorda oggi Francesco Cossiga - in cui la Russia minacciava un’invasione in tutta l’Europa e ogni Stato preparo’ un’organizzazione analoga. Poi le cose presero una piega diversa, e quando il giudice Ionta ci convoco’ era gia’ tutto sbollito, l’organizzazione non era piu’ operativa e si lascio’ perdere. Anche se molti ne vollero fare una iper agenzia di spionaggio, darne una lettura strumentale. Le cose invece erano molto semplici. All’inizio degli anni 80 venni contattato da un colonnello ad Alghero che mi chiese se ero disponibile a collaborare con l’organizzazione, anche in ragione della mia posizione. Accettai, poi le cose andarono come si sa”.

E Cossiga il presidente? Il preside scivola sui ricordi personali e con questi fa capire che tra loro non c’erano contatti di sorta, neppure indiretti. Le radici di questa distanza affondano nelle storie del passato. Gia’ tra il padre e lo zio dei due Francesco Cossiga c’era un’omonimia, Peppino entrambi, ovvero Giuseppe, ”a riprova che a cercar meglio le origini comuni ci saranno senz’altro, com’e’ ovvio accada nelle comunita’ ristrette”.

Non si sa bene come andarono le cose allora, ”ma mio padre da piccoli ci diceva, se vi chiedono dite che non siamo parenti…” sorride oggi Cossiga, che alla fine svela: ”In realta’ il mio nome sui documenti e’ Antonio Francesco Cossiga, anche se per un errore di mia nonna che al momento di dichiararmi al comune si confuse. Per tutti comunque sono sempre stato Francesco e basta”, mentre anche dal punto di vista politico le sue distanze con l’omonimo sono parecchie.

”Diciamo che io sto ‘un pochino’ piu’ a sinistra di quanto stesse lui, anche se poi ideologicamente siamo stati distanti ma anche vicini, se e’ vero che l’ideologia alla fin fine fa sempre capo all’etica, alla morale e su questo potevamo dirci vicini”.

Andra’ ai funerali del presidente? ”Io frequento spesso l’Abazia di San Pietro di Sorres, famosa tra l’altro per i canti gregoriani dei frati che la gestiscono”. L’abazia e’ a Cherenule, dove il presidente emerito avrebbe chiesto si svolgano le sue esequie. Anche questa volta i due omonimi si sfioreranno appena.

njb/cam/bra-asca

G.Pino

Riaprite i Tribunali Militari

Riaprite i Tribunali Militari !
Articolo pubblicato da: Redazione SUPU www.sindacatosupu.it
il 12 Agosto 2010

Avevamo scritto,che stavano per chiudere i tribunali militari per mancanza di clieti ma quello era riferito alla truppa.Qui stiamo assistendo che i peggiori ladroni oltre a certi Politici Governativi,ci sono Papaveri Ministeriali,alte gerarchie Militari che si fanno i cazz…loro alle spalle dei poveri Cristi che non sanno piu’ come sbarcare il lunario con gli stipendi da Badante che percepiscono.Vogliamo sperare che ci siano Magistrati volenterosi che facciano pulizia all’interno dei Ministeri di questi personaggi pudriti e senza onore.

Salve ragazzi ho trovato questa articolo su internet commentate:

Spunta un altro po’ di marciume nelle pieghe della missione militare in Iraq e, in generale, nella gestione dei soldati che vanno all’estero. Uomini dell’esercito e delle strutture «territoriali» dei carabinieri parlano di un sistema di «raccomandazioni» con vere e proprie «tangenti», richieste da sottufficiali e ufficiali e pagate dai militari per poter partire. Tangenti per ottenere una raccomandazione. «Fino alla strage di Nassiriya - raccontano carabinieri e soldati che vogliono rimanere anonimi - era proprio così, ci si scannava per andare e molti pagavano. Dopo la strage, invece, alcuni sono stati quasi costretti a partire, mentre in Iraq c’è chi vuole scappare o si fa mettere in osservazione medica per non mettere il naso fuori dalla base.

Hanno paura». Prima di quel maledetto attentato poteva essere una missione come le altre: «Ho sentito di colleghi che hanno pagato un mese di missione per andare in Iraq: vuol dire quattromila e cento euro, l’equivalente di una diaria di 133 per trenta giorni». Così ha riferito un appuntato di un battaglione mobile di una regione del sud che dopo la missione si è rivolto al call center dell’Unac, l’Unione nazionale carabinieri nota anche per l’impegno sul fronte delle morti da uranio impoverito. Il tariffario delle tangenti è variabile: c’è chi parla di due mesi di missione, non uno solo, e chi si è sentito chiedere, anni fa, perfino venti milioni di lire. Altri negano tutto: «Mai sentito». Ma un brigadiere di una altra città meridionale ha fatto persino nomi e cognomi di graduati corrotti (o concussori?): «Due anni fa, ai tempi della missione in Kosovo, io non sono mai potuto partire, venivo sempre bloccato da Roma e non capivo il perché. E invece altri colleghi del mio stesso ufficio partivano direttamente, gente che non aveva fatto né visite mediche né un corso. Perché quelli sono i raccomandati, sono i colleghi che pagavano per partire».

Con parecchi particolari, ricordando il tentativo di andare in Kosovo, il brigadiere ha spiegato di essere stato indirizzato da un maresciallo che chiameremo «Tizio», in servizio nello stesso capoluogo, «uno che alzava la cornetta - racconta - e diceva `questo me lo devi mettere subito in partenza’». In un secondo momento, tramite un colonnello, si è messo in contatto con il maresciallo «Caio», che «è figlio di un appuntato in pensione e stava nella segreteria di un generale a Roma». «Mi ha chiesto venti milioni e so che un altro collega ne ha pagati cinque». Lui no, se n’è tornato a casa. Niente Kosovo: «A quel punto me ne andai e al rientro, all’interno dell’ufficio mio, ho sempre sputtanato questo fatto: `se io pago parto, se non pago non parto’. Dopo un po’ di tempo richiamai quel maresciallo e lui mi disse `no no, con te non voglio più parlare…». Il problema esiste anche nell’esercito, come ha confermato un militare di stanza a Udine e intervistato da Rainews24, che oggi manda in onda un’inchiesta sull’argomento: «Nel ‘98, per un trasferimento di reparto, versai cinque milioni a un colonnello, gli feci addirittura un vaglia». Il militare ha conservato il bollettino.

Per l’esercito non sarebbe una novità assoluta. A dicembre del 2003 il colonnello Luciano Marinelli, comandante del«Cimic Group South» impiegato fin dal primo momento anche in Iraq, è stato arrestato a Motta di Livenza (Treviso) con le mani nel sacco, sorpreso dai carabinieri mentre intascava settemila euro, si disse come «prestito», da un tenente al quale avrebbe promesso una missione all’estero. In sette gli avrebbero dato 46 mila euro. Il tribunale militare di Padova, il 5 maggio scorso, l’ha condannato a due anni (pena sospesa) per truffa e peculato, ma l’ufficiale nel frattempo è andato in pensione con il grado di generale.

Allo stato maggiore della difesa non risulta nulla di più, specie in relazione all’Iraq: «C’è stato tempo fa quel caso di cronaca. Altri casi non ci risultano, sarebbe quindi il caso di non parlare genericamente di un fenomeno esteso o di massa». La vede diversamente l’onorevole Edouard Ballaman della Lega nord, firmatario di un’interrogazione al ministro della difesa in cui si chiede «se corrisponda al vero che alcuni militari siano stati soggetti al pagamento di tangenti per poter essere impiegati in missioni». Cadono dalle nuvole anche al comando generale dei carabinieri, con la precisazione che «queste situazioni potrebbero essere trattate a livello di comandi locali, senza alcun interessamento del comando generale. Non si può escludere nulla. Ma di sicuro se da noi c’è qualcuno che sbaglia, la paga cara». Si fa comunque notare che in questo momento, in Iraq, l’Arma utilizza soprattutto personale della II brigata mobile, la brigata «di proiezione» che raggruppa i reggimenti specializzati di Laives e Gorizia e i paracadutisti del Tuscania, mentre l’impiego di carabinieri provenienti dai comuni reparti territoriali è stato «ridimensionato». Furono però loro, non gli specialisti, a pagare il più alto tributo di sangue per l’attentato del 12 dicembre a Nassiriya.

«Le denunce che riceviamo sono tante - dice il presidente dell’Unac, Antonio Savino - Abbiamo anche chiesto un incontro al comandante generale Gottardo, che non ci ha mai risposto. Qualcuno ha presentato esposti alle procure militari, a quanto ne so non sempre in forma anonima». Testimonianze come quelle raccolte dall’Unac sono arrivate anche all’Osservatorio Militare. Domenico Leggiero, ex maresciallo del Cocer esercito e presidente dell’Osservatorio, precisa che «a volte certe cose ci vengono raccontate senza dare neanche a noi la possibilità di verificare». Il clientelismo nelle forze armate c’è, si parla spesso della gestione opaca degli alloggi militari - per alcuni vero e proprio «strumento di ricatto» - o dei trasferimenti nei reparti che offrono possibilità di far soldi e carriera. Tangenti e corruzione sono però un’altra cosa. «Bisogna distinguere le chiacchiere dai fatti concreti. Qualcuno può aver pagato per le missioni all’estero - dice una fonte dell’esercito - ma soprattutto in passato e in particolare per missioni tranquille come a Malta, in Libano o in Antartide, ignorate dai giornalisti e da tutti». Lì si guadagna di più, fino a dodicimila euro al mese per i gradini più bassi della gerarchia.

Raffaele

G.Pino

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Parco dei Monti Sibillini

COMUNICATO STAMPA


Proposta referendum popolare, abolizione del Parco dei Monti Sibillini

La proposta di un referendum popolare in quel di Castelsantangelo sul Nera per l’abolizione del Parco dei Monti Sibillini nel proprio circondario, e’ stata avanzata in Consiglio Comunale dal Consigliere Giuseppe Pino,l’iniziativa e’ stata recepita da tutto il Consiglio compreso il Sindaco Paolo Riccioni

Nella circostanza si e’ dati appuntamento per Settembre in presenza del Presidente del Parco che sara’ invitato per discutere del malcontento che serpeggia tra la popolazione e produttori locali a causa di un regolamento con vincoli,preclusioni e divieti. Non e’ piu’ possibile subire passivamente i divieti.Non vogliamo trasferirci per lasciare il territorio al cervo,al cinghiale,al lupo e quant’altri,ma convivere con loro come e’ stato nei secoli e quindi difendere la natura non e’ prerogativa del parco ma una esigenza e vocazione della gente della montagna da sempre votata a lavorare con la montagna. Noi non vogliamo,ne’ la situazione economica lo consente,vivere di sussistenza, nonostante il nostro sia il Comune con il piu’ basso reddito. E’ d’altronde nemmeno il Parco ha le risorse per fare interventi di sostanza stante il loro budget appena sufficiente a coprire gli stipendi degli impiegati e i rappresentanti Comunali.
Conclusione attivare e mettere in moto le politiche che ci permettono di usufruire delle risorse naturali,quali acqua,vento e patrimonio boschivo,in sintesi energie alternative.Filiera promossa e sponsorizzata fortemente a livello comunitario.

Giuseppe Pino e’ un Commissario di Polizia in quiescenza,attualmente e’ il Segretario Nazionale Generale del SUPU-Sindacato Unitario Personale in Uniforme-www.sindacatosupu.it-cell-366.3406356- E.Mail.asiaaurora@libero.it-pino.supu@yahoo.it

C.Santangelo sul Nera (MC) 6-08-2010

Il Consigliere Comunale
Giuseppe Pino

Riunione del Comitato di Gubbio!

Cari amici della sicurezza e legalità,

La riunione del Comitato si terrà venerdì 06 agosto alle ore 21:00
presso via del popolo 15.

Argomenti all’O.d.G.:

1) Iscrizione anno 2010

2) Commento sentenza Consulta sugli osservatori volontari

3) Varie ed Eventuali

Vi chiedo di fare uno sforzo di presenza per fare il punto della
situazione e programmare le future attività.
Ricordo che la nostra attività si basa sul volontariato e la
gratuità, che non sono delle parolacce ma il futuro della vita civile
dell’ Italia e della nostra città.

PS: Colgo l’occasione per salutare Ardelio Nevi che ho avuto la
fortuna di conoscere a Giove dell’ Umbria in occasione
dell’inaugurazione di una stele in memoria dei caduti di Nassiria. Gli
ho chiesto di contattare la nostra associazione nazionale in quanto
ritengo che sia una persona valida che può dare un’ottimo contributo
per lo sviluppo della nostra associazione in Umbria seguono i
riferimenti della nostra associazione nazionale:

Tel 062285565
cell: 3663406356

Lampedusa,isola dimenticata!

Cari Amici di Effetto tre,
Cari Soci del SUPU,
qualche giornalista ciarlatano va cianciando che la classe dirigente politica della prima Repubblica era corrotta ed arrogante. Mentre quella di adesso sarebbe sempre pronta ad ascoltare e a intervenire per sanare, rimediare, venire incontro alle esigenze dei cittadini.
Da Presidente del SUPU e da Assessore al Comune di Lampedusa e Linosa ho scritto da diversi mesi alcune lettere al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, e al Ministro della Difesa La Russa. Chiedo scusa se non scrivo il nome del Ministro, ma non me lo ricordo. Chissà perché!

Napolitano Berlusconi Larussa-leggi tutto

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G.Pino

L’ASeL Comitato di Gubbio,Informa!

Cari Amici della Sicurezza e della legalità;

Dopo aver presentato all’amministrazione comunale il progetto di
mercatino di prodotti agricoli a km zero qualcosa pare si stia
muovendo. Staremo a vedere le prossime determinazioni. La speranza è
che, non solo si dia vita a questo tipo di mercatino (la cui utilità è
comprovata dal fatto che sempre più comuni si stanno attrezzando per
realizzarli) ma che a Gubbio venga fatto nel centro storico che ha
necessità di essere rivitalizzato soprattutto dopo la chiusura
dell’ospedale vecchio.

A proposito di Opedale: il Direttore Generale Del Duca ha annuciato
che per l’estate sarà costituito un presidio medico. Non è il
ripristino dell’ambulanza che il comitao territoriale n 1 ha richiesto
grazie alla raccolta di 11000 firme, ma è pur qualcosa di importante
rispetto a prima. Ci piace sottolineare quindi anche il nostro
contributo (300 fime) che sono servite a fare numero e che ci sono
state riconosciute anche pubblicamente. Questo a dimostrazione che
l’attività che viene posta in essere per la città non è sempre del
tutto inutile come tanti pensano.

Nella riunione di sabato 29 maggio elaboreremo un nuovo progetto da
presentare questa volta alla Diocesi di Gubbio: Abbiamo una bozza di
documento che spero si possa completare con il vostro contributo ,dove
prevederemo una serie di attività volte a tutelare i beni
architettonici e artistici delle tante Chiese eugubine che spesso sono
soggette a furti ed episodi di vandalismo.

Nella speranza di potervi incontrare sabato 29 maggio alle ore 21:15,
vi saluto cordialmente.

Giuseppe Battistini

Campania Sistema Avanzato Sicurezza

asl statuto onlus

PREMESSA

Il progetto si prefigge lo scopo, dopo aver:

delineato la situazione criminale in Italia e in Campania;

evidenziato l’inadeguatezza dell’attuale strumento di contrasto che, nonostante l’elevato numero di addetti alla sicurezza, non produce i risultati auspicati;

individuato i fattori che demotivano gli operatori della sicurezza, le cui strutture e modalità operative si è cercato nel tempo di aggiornare con provvedimenti settoriali ed estemporanei più per imporre il principio del divide et impera, che per apprestare efficaci strumenti di prevenzione e di contrasto della criminalità;

rilevato lo scenario delinquenziale degli anni a venire, sia a livello nazionale che internazionale,

sicurezza campania

asl Pres campania

asl sicurezza campania-sistema-avanzato

G.Pino

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